giovedì 3 maggio 2018

Avere di nuovo un lavoro

... dopo non averlo avuto per un po'.

In ventotto anni di esperienza lavorativa non ero mai stato disoccupato. Ho passato gli ultimi quattro mesi, salvo una piccola pausa, in terra irlandese, senza conoscere praticamente nessuno, senza sapere la lingua, senza conoscere il posto e senza un lavoro.

Ah, se penso a tutti quelli che mi hanno insultato e parlato alle spalle. Mi sono state dette le peggio cattiverie da quando abbiamo deciso di venire a vivere qui e ora che la matassa si sta dipanando il mio cuore si svuota dell'ansia e si ricolma di gioa.
Certo nulla è terminato, questo è solo un piccolo inizio, ma nulla può avverarsi se non la si inizia a realizzare. 

Per la vita che ho e che ho avuto, se vivessi per rifarmi sugli altri sarei così tronfio da camminare a un metro da terra.
E invece cammino a duecento metri da terra, perché nessuna di queste persone è riuscita a frenarmi e a farmi fallire.

Posso non dire grazie ad Antonella che ha condiviso e supportato tutte le mie visioni? 
La mia felicità viene tutta da lei vero catalizzatore della mia essenza.
Ogni mio recente successo porta la sua firma ed è suo quanto mio.
Resto fermo e mi lascio lambire dalla brezza irlandese mentre cerco di mandare il mio cuore al di là del mare, vicino al tuo così che battano insieme.

Guardo ad un radioso futuro in Hibernia, a tutto quello che l'Italia non solo non mi ha dato, ma mi ha preso. Al riscatto dopo un'adolescenza difficile e una famiglia che ha saputo solo disprezzarmi.

Penso a Lao Tsu e per cui l'essenza delle cose è nel vuoto, mentre il tangibile è solo un contenitore.
Mi godo questo momento eterno, assaporo il dolce gusto della gioia.
E penso ad una frase, epica ed eroica, del grande Vince Lombardi:
«Credo fermamente che l'ora più bella per ogni uomo, la completa realizzazione di tutto quello che gli sta più a cuore, sia il momento in cui, avendo dato l'anima per una buona causa, egli giace esausto sul campo di battaglia. Vittorioso.»

sabato 21 aprile 2018

Da Caligola a Di Maio

... in un vuoto circolare e perpetuo in cui i cavalli governano.

Caio Giulio Cesare Augusto Germanico, altresì noto con il nomignolo di Caligola, fu un imperatore romano del primo secolo.
Lo si ricorda soprattutto per l'episodio in cui decise di nominare senatore il proprio cavallo Incitatus quale atto di denigrazione nei confronti del senato.

A me sembra che sia quello che accade oggi

Con la sola eccezione che di cavalli in parlamento ce ne sono molti di più, e addirittura ci possiamo trovare qualche asino.

Succede che, dopo svariati decenni di suffragio universale in cui la politica si costruiva sul territorio, mediante la creazione di istituzioni locali atte a concentrare in consenso, sindacati, centri ricreativi, cooperative, attività sociali, scuole e altro, il sistema sociale cambi di punto in bianco.

L'arrivo dell'era dell'informazione e dei social network cambia il fulcro di aggregazione sociale. I partiti neppure se ne rendono conto e continuano ad impiegare energie sul territorio mentre inseguono il modello di comunicazione che ha reso vincente Berlusconi quindici anni prima.

E' il 2009 e nella stanza dei bottoni di una piccola società di comunicazione, i Casaleggio teorizzano e realizzano il punto d'unione del nuovo millennio. Organizzano una mini società virtuale basata sul dissenso. Ingaggiano/coinvolgono Beppe Grillo, comico emarginato dalla classe dirigente che si esibisce in secondo piano, e lo mandano alla carica.

Il carisma di Grillo è travolgente e in pochi anni concentra intorno al progetto sociale dei Casaleggio una folla incredibile.
Da lì la scalata politica è tutta in discesa, poiché i partiti tradizionali non ne comprendono la portata (famosa è la dichiarazione di Fassino in cui incita Grillo a fondare un partito) e continuano a distaccarsi dal contesto sociale in cui dovrebbero acquisire consensi.

Con un balzo e senza alcuna soluzione di rilievo, cavalchiamo una crisi che appare infinita e ci troviamo al 2018.

Il sistema partitico, conscio del rischio di poter dare l'Italia in mano ai "populisti" cambia la legge elettorale in fretta, ripristinando il sistema proporzionale, che come da previsioni ingessa il Paese.
E così nell'attesa del prossimo governo tecnico, con annesso bagno di sangue fiscale, ragioniamo sugli attori di questa politica.

Da sinistra a destra, anzi meglio in ordine sparso, abbiamo Renzi, Salvini, Berlusconi, Di Maio, Fassino, Fedeli, Lorenzin, Bersani, Fico, Boldrini, Bonino, Taverna, Franceschini e chi più ne ha più ne metta.
Di questi nessuno ha la statura di un uomo politico. Nessuno di loro può definirsi uno statista, men che meno un leader politico degno di tal nome.

E' allora che mi tornano alla mente Caligola e il suo Incitatus.

Penso che più che un uomo forte e dispotico che denigra la rappresentanza democratica, avremmo bisogno di rappresentanti del popolo che si distinguessero per virtù, non per clientele o per protagonismo.

E' pericoloso lasciare alla propaganda equestre il governo della nazione.
E' spaventoso vedere sì tanti somari sedere sugli scranni parlamentari.
E' temerario dover scegliere fra loro chi prenderà per mano la nazione nel prossimo futuro.
E' ironico che l'ignoranza elettorale abbia in ultimo portato l'ignoranza al potere.

Non c'è futuro per questa nazione, solo un perpetuo agire in circolo, una lenta spirale di degrado e disfacimento di cui non si vede la fine. Una vertigine apparentemente infinita.

Il mio regno per un cavallo!

Dice un personaggio shakespeariano ed è in fondo ciò che ci serve, una via d'uscita umile, quasi pavida, da una condizione disperata e senza via di scampo.

Il mio regno per un cavallo!
E' quello che ho chiesto io, non già per salvare la mia vita, ma per poterne dare una alle mie figlie.

Il mio regno per un cavallo!
Ma che non sia Incitatus o peggio che non sia uno dei nostri garruli somari parlamentari.

lunedì 12 febbraio 2018

Dal Vaffa alle sparatorie, istigare all'odio genera odio...

... con una crescita esponenziale che difficilmente si ferma.

L'Italia si deve aspettare nuovi anni di piombo, di un nuovo confronto cieco basato sulla contrapposizione ideologica.
Nulla di diverso dagli estremismi religiosi, gente che senza riflettere parteggia per un'idea che di vero ha solo l'essere ripetuta.

E così la reiterazione delle offese concede l'alibi della difesa, che spesso trascende il gesto

Inizia con un Vaffa...si risponde con un calcio
a cui risponde una bastonata
e in un attimo si spara un colpo.

Gente persa in un'oblio di valori e di risorse che sfoga la propria insoddisfazione contro il diverso.

antifascisti che generano fascisti
bianchi che creano neri
buoni che identificano i cattivi

E se la mattina ci si insultava quasi per scherzo, è già sra quando ci si rende conto che qualcuno è morto senza un motivo valido.
E a quel punto, quando la violenza ha seminato un'intera generazione di adepti, sarà difficile estirparne gli effetti.

Gli anni di piombo furono tali perché c'era gente disposta a sparare per i propri ideali o i propri interessi.
La rinascita delle organizzazioni criminali storiche, spesso in mano a ragazzini, non è un segnale allarmante di come si stia perdendo una generazione?

Se questi ragazzi crescono nell'odio e nella violenza, possiamo aspettarci che in futuro vogliano creare un mondo governato dall'amore e dall'armonia?
Queste riflessioni appaiono scontate a chi le ha fatte, ma assurde e lontane a chi, per il carnevale, traveste i figli da boss della camorra
Nel futuro di questo paese ci saranno anni bui in cui torneranno Guelfi e Ghibellini, torneranno Rossi e Neri, torneranno Polentoni e Terroni, in cui l'odio crescerà a dismisura.

E in questo delirio orgiastico di contrapposizioni grottesche, gli unici che saranno eternamente assenti, come dalle righe della nostra Costituzione, saranno gli Italiani.

giovedì 4 gennaio 2018

Artisti in serie

...se da una buona sceneggiatura si può realizzare un buon film, perché creare sequel (prequel) o una serie con più stagioni? 
 
Per limitare i costi variabili?
Per creare economie di scala?
Per fidelizzare il consumatore?
Per fare branding?
 
Per tutti questi motivi, probabilmente, ma non per l'espressione artistica fine a sé stessa.
Ci sono ben poche serie che abbiano mantenuto per qualche puntata il valore artistico di un film.
 
E' come leggere albi a fumetti o libri in collane e tentare di trovarne la scintilla artistica in ogni pagina, mese dopo mese, anno dopo anno.

Non che non ci sia arte nel fumetto, o nel romanzo, semplicemente 
 
Non c'è arte nella ripetizione.
 
Mi torna alla mente la Pop Art di Wharol e la sua chiara e premonitrice visione del mondo in crescente popolarizzazione e squalificante regresso qualitativo.
Mi torna alla mente Niccolò Paganini, che improvvisava sul palco e non riproduceva mai la sua performance.
Mi torna alla mente il Jazz, vera forma artistica del novecento, completamente incompreso perché non semplificabile.

Ripenso alla ripetizione che le macchine digitali gestiscono con competenza e precisione non raggiungibili da un essere umano e rifletto sul valore reale dell'umanità.
 
Con la nascita dell'intelligenza artificiale, all'alba del XXI secolo, abbiamo iniziato a delegare anche i compiti legati al pensiero attivo, alla creazione, alla composizione artistica.
 
Già oggi ci sono AI (artificial intelligence) in grado di scrivere libri e comporre musica e sapranno presto farlo in maniera più accattivante di qualsiasi essere umano.
 
E a noi cosa resta?
 
Cosa ci rende unici e irripetibili?
E' l'effimero momento della composizione, la passione ispiratrice che rompe gli schemi e ci regala un attimo originale e talvolta imperituro.
 
Non è la ricchezza a definire un essere umano,
Non sono gli oggetti, né il potere,
Non sono le competenze o il successo,
 
Ciò che realmente definisce l'essere umano è la scintilla passionale che ci muove. 
 
Ciò che ci contraddistingue è il genio!
Cartesio in fondo andrebbe rivisto, perché la sua definizione ha decisamente assunto un altro valore.

Siamo umani perché siamo vivi e abbiamo passione, che il nostro corpo sia di carne o acciaio, poco importa.



sabato 25 novembre 2017

Black Friday, se questo è un uomo

... perché per me qualcuno non lo è.
 
Vorrei iniziare con il citare Primo Levi e la sua poesia introduttiva al romanzo.
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza per ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
 A questo punto credo di aver detto tutto, almeno in estrema sintesi, ma vediamo di definire meglio il mio punto di vista.

C'è una soglia sotto la quale non ci si può più definire esseri umani e Primo Levi, raccontando la triste storia di degrado imposta agli internati dei campi di concentramento richiama alla nostra attenzione proprio la definizione di questa soglia.
Con la poesia introduttiva getta le basi per la seguente riflessione, perché il lettore non possa perdersi nella narrazione del romanzo e abbia sempre presente che ci sono persone che vengono ridotte ad una condizione inumana.

Poi c'è il Black Friday


E mi chiedo come sia possibile ridursi in questo modo solo per accaparrarsi oggetti a prezzo scontato.

Sono questi uomini?

Direi proprio di no, direi piuttosto che sono persone ridotte in schiavitù da una sovrastruttura sociale fatta di lusso a basso costo.
Sono uomini quelli che si riducono a picchiarsi per comprare beni di consumo a basso costo che diversamente non potrebbero permettersi?

Sono uomini forse, come lo siamo noi e come lo erano i carcerieri dei campi di concentramento, come lo è chiunque possa decidere del proprio destino e infine agisce in maniera violenta ed egoista.

L'uomo forse è questo, e come suggeriva Primo Levi, chi è privato della possibilità di farsi del male da solo, ma viene maltrattato dagli altri, non lo è.