sabato 22 luglio 2017

la Penisola in via di estinzione

... perché questo è l'Italia, una bella addormentata della Storia che si consuma nel sonno.

Sarebbe troppo facile fare una speculazione sulla situazione politica attuale, sull'impossibilità di governare il Paese, sull'incapacità di trovare soluzioni.

Sarebbe davvero troppo facile

Ed è quello che in un modo o nell'altro fanno tutti quando tentano di addossare agli altri le colpe dei propri fallimenti.

Io invece credo che il problema dell'Italia sia tipicamente uno e uno solo

La pigrizia.

E' un Paese che offre ottimi spunti in tanti ambiti, ma che non ha saputo cogliere gli stimoli per evolvere e seguire con il giusto approccio l'evoluzione della comunità globale avvenuta in questi ultimi trent'anni.
L'Italia è rimasa al palo, si è accontentata del proprio essere fulcro della Cristianità, di essere il centro della moda, di essere meta turistica di prim'ordine, di essere partner strategico per la NATO e ha finito per perdere tutto questo.
L'Italia guarda sempre indietro e con il passare del tempo lo fa sempre di più.

Per corroborare la mia teoria e sintetizzarne gli effetti nefasti racconterò la breve storia della legge, 7 agosto 1990, n. 241 anche detta "Nuove norme sul procedimento amministrativo"

Questa norma è la pietra angolare dell'odierno funzionamento della Pubblica amministrazione e ha segnato un cambiamento epocale poiché ha segnato il cambiamento di un'epoca.
Padre di questa allora avveniristica concezione fu il giurista Mario Nigro che morì peraltro prima che questa legge vedesse la luce.
Con questa norma lo Stato si metteva al servizio del cittadino e non più il contrario, la pubblica amministrazione deve semplificare la vita del cittadino.

E già lo si comprende dal primo articolo "Princípi generali dell'attività amministrativa"
comma 1. L’attività amministrativa persegue i fini determinati dalla legge ed è retta da criteri di economicità, di efficacia, di imparzialità, di pubblicità e di trasparenza [aggiunto in seguito], secondo le modalità previste dalla presente legge e dalle altre disposizioni che disciplinano singoli procedimenti, nonché dai princípi dell'ordinamento comunitario [aggiunto in seguito].
(comma così modificato dall'art. 1, comma 1, legge n. 15 del 2005 poi dall'art. 7, comma 1, legge n. 69 del 2009)
comma 2. La pubblica amministrazione non può aggravare il procedimento se non per straordinarie e motivate esigenze imposte dallo svolgimento dell’istruttoria.
Tralascio il fatto che per oltre dieci anni dalla sua pubblicazione questa norma è rimasta, nel nostro quotidiano, lettera morta, vorrei soffermarmi invece sul fatto che ancora oggi ci sono enti dello Stato che agiscono ignorandone i principi e creando adempimenti capziosi il cui fine ultimo è quello di procrastinare la conclusione dell'iter procedurale.

E' pur vero che spesso questi adempimenti derivano dal tentativo del dirigente o dell'impiegato di limitare la propria reponsabilità diretta, poiché questa è vista, nella pubblica amministrazione, come il male assoluto giacché rende tracciabile un risultato ed espone il singolo alle conseguenze delle proprie azioni.

Altrettanto di frequente, però, l'escamotage di incrementare gli adempimenti per il cittadino è un modo per giustificare il proprio lavoro, oppure di concedere all'addetto un potere arbitrario nei confronti di un malcapitato e in ultimo può essere volto a nascondere lacune tecniche dello stesso addetto.

Il risultato finale è che quasi ogni azione dell'Amministrazione si traduce in un aggravio di documenti, adempimenti, allegati a procedure telematiche nate apposta per ridurli.

Faccio un esempio

Ancora oggi, nell'anno del Signore 2017, si richiede sistematicamente l'allegazione di una "copia fotostatica del documento di identità in corso di validità" perfino per gli adempimenti telematici facendo riferimento ad un DPR, il 445 del 2000 entrato in vigore ormai dal 2012, come sempre con tempi ridicoli per qualsiasi contesto normale.


E' davvero sensato che la pubblica amministrazione mi chieda copia di un documento che essa stessa emette e che usi la mia fotocopia per verificarne l'autenticità?
E' davvero sensato in un'epoca di firme digitali, pin, SPID e quant'altro?
E' davvero utile stampare la copia fotografica di un tesserino elettronico (la nuova carta d'identità elettronica o il nuovo passaporto) contenente dati come le impronte digitali?



E' tutto coerente con una pubblica amministrazione che vive separata dalla realtà, dove nel 2000, in piena esplosione della "new economy" si è pensato di fare riferimento a tecnologie in uso da oltre venti anni, come la fotocopia e allo stesso modo iniziare a diffondere le email, tecnologia di pubblica utilità dai primi anni novanta del XX secolo, sopo dopo il 2010.

Cosa ha a che fare tutto questo con l'idea di pubblica amministrazione che ci siamo dati nel lontano 1990?
E' davvero impossibile stare al passo con i tempi ed usare concetti attuali invece di andare a pescare dai meandri della storia?

E' realmente impossibile

Non per la carenza di menti capaci di vedere il mondo in tempo reale, ma per l'assenza di dinamismo all'interno delle istituzioni e del sistema sociale.
Siamo così refrattari al cambiamento, così ancorati alle nostre sicurezze, che ogni innovazione ci spaventa e così

Conserviamo le nostre istituzioni ottocentesche, in alcuni casi ancora napoleoniche
Conserviamo la nostra idea di mondo che ignora l'avvento dell'era dell'informazione
Continuiamo a mandare fax di carta con allegate le fotocopie di documenti digitali

Siamo un popolo pigro che spera, in maniera del tutto infondata, di fermare il cambiamento attraverso l'inedia e il rifiuto del cambiamento stesso.
Siamo il prototipo perfetto di un mondo in via d'estinzione.

sabato 17 giugno 2017

Ius Soli, quindi giustamente soli

... ovvero il trionfo della mediocrazia.

 Il filosofo canadese Alain Deneault ci ha regalato questo neologismo che ritengo riassuma efficacemente le motivazioni che spingono oggi a garantire la cittadinanza ai neonati.

Partiamo dal preambolo per cui, il dibattito in corso in ogni più recondito angolo dell'etere nel nostro paese è ridotto, come spesso accade nello Stivale, ad un nocciolo banalizzato al fine di fomentare una guerra di schieramenti e non un vero e proprio dibattito.
Lo Ius Soli, ovvero il diritto alla cittadinanza non in base alla discendenza parentale, ma alla nascita in un determinato territorio, non verrà attribuito con questa riforma in maniera incondizionata, ma viene semplicemente pubblicizzato come tale per rendere più comprensibile il concetto.


Fate attenzione, perché sono molti anni che talune forze politiche, attualmente di maggioranza, hanno spostato la loro attenzione sulla formazione di un nuovo elettorato, aprendo sedi nei paesi esteri ad alta immigrazione verso l'Italia e in definitiva per contrastare la radicalizzazione di partiti come la Lega Nord, nata sul finire del XX secolo proprio per affermare una sorta di supremazia razziale (prima settentrionali contro "terroni", oggi italiani "veri" contro immigrati).

Tornando allo Ius soli, non è nulla di eclatante. E' una pratica che normalmente si riconduce a quelle nazioni che, in un dato periodo storico, incentivano l'immigrazione quantitativa incentivando i futuri genitori ad assicurare una qualche garanzia ai loro futuri figli.

E' chiaro che una politica di questo tipo non attrarrà persone con ingenti risorse o che provengono da paesi con tutele sociali più elevate, bensì verrà trovata interessante da chi proviene da paesi in guerra o in grave crisi.
Mettiamoci anche che in questo momento i migranti già arrivano, e l'Italia gestisce fondi europei e nazionali di grande entità proprio per gestire e sistemare i futuri genitori di bambini nati italiani.


Va altresì detto che le tutele per i bambini nati o presenti sul territorio nazionale, si possono creare con norme di vario tipo, si possono anche equiparare i minori ai cittadini. Con due righe di disposizione normativa, si chiude lo scabroso dibattito.
"i minori nati sul territorio nazionale godono degli stessi diritti dei cittadini fino al compimento della maggiore età"
E' chiaro poi che un minore che abbia vissuto diciotto (ripeto diciotto) anni sul territorio italiano, quindi frequentato le scuole, condiviso la cultura e praticato la vita sociale, non avrebbe difficoltà ad avere la cittadinanza d'ufficio, oppure con un esame confermativo del proprio inserimento.

Di cosa stiamo quindi parlando tutti quanti in questo momento?
Fondamentalmente del nulla.


Il dibattito sullo Ius Soli è una mera speculazione politica che cela quegli interessi economici che hanno spinto un'intera classe politica a pianificare e attuare forzosamente la riorganizzazione sociale di questa nazione pur di tutelare le proprie posizioni d'interesse ed è ugualmente deprecabile l'opposizione a queste strategie, perché si fonda su un concetto di privilegio dinastico/razziale che ha già rovinato questo Paese e lo ha portato ad una guerra mondiale e una civile nel XX secolo.

Siamo entrati nella Comunità Europea dalla porta principale, quali fondatori. Abbiamo sposato la moneta unica con l'aspettativa di un futuro migliore. Poi ci siamo accorti che l'Europa Unita non è una confederazione di stati "keynesiani" in cui vive una classe politica coesa e intenzionata a garantire la propria sopravvivenza.
L'Unione Europea è un conglomerato di stati in buona parte liberali e in competizione fra loro per la sopravvivenza del modello sociale che rappresentano, al fine di cambiare meno possibile le proprie abitudini interne. E in questo contesto l'Italia dei governi cronici generatori di debito, ha perso ogni speranza di leadership.

Così la mediocrazia, ovvero il governo dei mediocri, ha iniziato a partorire leader populisti, da Bossi a Grillo, passando per Salvini e Renzi; una classe politica fatta di impresentabili e di persone senza istruzione; una sempre maggiore relazione fra imprenditoria e politica che ha portato ad avere un capitalismo di relazione di gran lunga più sviluppato e forte rispetto al capitalismo reale e spinto dalla concorrenza.

Il Paese non è più in grado di fare concorrenza a nessuno, è sull'orlo del baratro economico e in preda ad un esodo intellettuale. Per risolverne i problemi e garantirne la sopravvivenza, non si è vista altra soluzione mediocre e assolutamente non competitiva, se non guardare verso il basso e importare cittadini/lavoratori di scarso valore tecnico e di scarsissimo valore culturale. Un po' quello che farebbe uno stato disabitato e rurale. Il contrario di quello che fa qualsiasi potenza economica.

In fin dei conti ciò che rende viva una nazione è la partecipazione alla vita sociale, è l'interazione, è la possibilità di includere nuove persone che decidono di vivere nella tua società. Ma questo deve avvenire con una selezione, con l'apposizione di qualche ostacolo che spinga i migliori a restare e gli altri ad andarsene volontariamente. Non è di certo rilevante in questo senso l'attività di regalare il passaporto ad un bambino inconsapevole così da garantire la permanenza in questo paese ai genitori, che diversamente non sarebbero i benvenuti.

La cittadinanza è una prova di integrazione, è un diploma da meritare o da detenere perché qualcuno che ne era degno ce l'ha donata. Ma la cittadinanza si potrebbe dover perdere, come la si dovrebbe guadagnare rispettando le regole e servendo la collettività.

La cittadinanza non va regalata, andrebbe data a chi la desidera e sa meritarsela.

domenica 11 giugno 2017

Sharing economy versus Liability

... il titolo l'ho scritto in inglese perché fa più fico, anzi più cool.

Sono ormai dieci o quindici anni che sentiamo tessere le lodi della sharing economy, questo modo di vivere un po' bohémien come lo furono appunto i giovani artisti francesi di fine ottocento votati all'amore e alla felicità, oppure i giovani del movimento hippy dei tardi anni sessanta dello scorso secolo, votati all'amore e alle droghe.

Il nuovo miraggio sociale è la condivisione, la moltiplicazione dei beni attraverso una scevra e disinteressata condivisione.

E devo dire che ne ho apprezzato le forme quando ho dato qualche passaggio ad utenti di Bla Bla car, mi sono ricordato di quando si caricavano autostoppisti, o di quando dividevi le spese di viaggio con gi amici, o ancora di quando viaggiavo in treno e non perdevo occasione per fare conoscenza con i miei compagni del momento.
Ma il sistema porta in sé il seme della sua rovina.

Ci sono persone che non vogliono condividere, persone che vogliono godere senza contraccambiare e anzi che si organizzano per aggirare il sistema.

Homo homini lupus disse Plauto e gli fece eco Hobbes nel rinascimento.





E vista la crescente mole di regole che scandiscono le nostre vite al fine di evitare devianze, mi sento di dare loro ragione.

Il libero arbitrio conduce al tradimento della società.

Quindi non c'è futuro per un sistema sociale che basi le proprie interazioni sul buonsenso e la predisposizione altruistica delle persone

E' quindi possibile che le recensioni di social network come Trip Advisor funzionino? E' davvero possibile credere alle informazioni che vengono veicolate attraverso Facebook? Siamo sicuri che il numero di follower non si gonfiato comprando like al prezzo di un dollaro per mille clic?

La sharing economy ha bisogno di fiducia

E la fiducia non la può fare gente senza reputazione

La fiducia la danno persone con l'accreditamento da parte di istituzioni, la danno istituzioni controllate da associazioni, la danno authority super partes che vigilano.

Nei social network la garanzia non esiste, perché a fornirla per ora sono le stesse compagnie che traggono beneficio dallo status quo e non sono credibili come garanti disinteressati dei loro stessi sistemi
Quali saranno gli strumenti di verifica del futuro?

Io di certo non lo so, ma so per certo che come non mi fido del primo incontrato per strada, non mi fiderò mai di uno sconosciuto che mi consglia un ristorante sostenendo di averci mangiato bene.
A posteri l'ardua sentenza.

venerdì 26 maggio 2017

La vie est Belle

Mi sono innamorato ancora; perdutamente.
Mi sono innamorato di due occhi blu, come il mare, blu come il mare di Liguria durante un'ondata di tramontana, blu come le profondità rocciose dell'arida costa ligure.
Sei arrivata e subito sei apparsa come il completamento di un insieme, tessera mancante di quel puzzle che la vita raramente permette di completare. E mentre tua sorella guarda la luna tu sorridi al sole, mentre lei fa i capricci tu sorridi festosa, mentre i suoi occhi neri raccontano la gioia della vita che cresce i tuoi occhi blu, blu come il mare, raccontano la gioia della vita che sboccia.
Vi vedo abbracciate, felici e sorridenti e capisco che insieme completate una forma, non una semplice forma geometrica, ma un frattale complicatissimo fatto di pensieri, parole, amore, gioia e colori. E in quei colori c'è il tuo blu, blu come il mare, e il tuo sorriso che sempre scalderà il mio cuore anche nei momenti più bui.
Siamo tutti intorno a te, mentre tua sorella ti prende la mano e già sa che per te traccerà la strada così che tu possa correre senza fermarti mai. Ci siamo noi, ma tu con quegli occhi blu, blu come il mare, non sei ultima, bensì una.
Sei quella tessera del puzzle che ancora mancava, quella tessera blu, blu come il mare, che completa ciò che un tempo nessuno avrebbe mai immaginato potesse esistere. Sei tu, con i tuoi sorrisi inaspettati e le tu facce stupite, a dare un senso nuovo alle nostre vite e a regalarci una dimensione spirituale che neppure immaginavo di poter avere.
Grazie d'essere venuta tra noi perché le nostre vite ora sono infinite.
Grazie perché la vita è bella, life is beautiful e la vie est belle, anzi, la vie est Isabelle.

domenica 26 marzo 2017

Alla disperata ricerca di un motivo per restare

... non faccio che trovare motivi per andarmene.

Questa è la crudele situazione di un quasi expat che deve partire.

Crudele perché in fondo nessuno di noi, per quanto triste appaia, vorrebbe lasciare il luogo della propria infanzia. Ancora di più se è una città come Genova, che ha degli emigranti un ricordo vivido e recente.

Ma se ghe penso, dice la canzone di Mario Cappello

E io che parto quasi un secolo dopo non posso che ricordarne le parole, impresse nella mente come un inno nazionale e ricordare la nostalgia che avrò quando sarò lontano, nel tempo e nello spazio dalla mia terra.

Eppure non posso restare, un vagito mi ricorda che il futuro non è mio.

E ascolto Creûza de di Fabrizio De Andrè e mi commuovo, come mai ho fatto prima, perché in fondo il ricordo di una bambina saltellante du una mattonata rossa, mai mi è parso così definitivo.

E penso alla Genova degli anni sessanta, al porto, all'economia marittima, vestigia di un passato imponente in cui i Genovesi dominavano i commerci e il mare.

Penso alla Genova del diciottesimo secolo e alla sua grande intraprendenza finanziaria

Penso a tutto quello che è stato e poi guardo il mondo di oggi.

Sul ciglio della quarta rivoluzione industriale, il mondo si organizza per rivoluzionare tutti i paradigmi socio-culturali, per abbandonare quell'idea di Stato che il Rinascimento ci ha regalato, per abbandonare la civiltà delle nazioni e portarci in un sistema interconnesso di relazioni orizzontali, un'infinita interazione peer to peer, dove ogni aspetto della società sarà diverso da quelle gerarchie formali che hanno costellato la storia dell'uomo dagli albori.

E' l'era delle macchine, della loro intelligenza artificiale, che non appare diversa dalla nostra intelligenza naturale, se non nel potenziale infinito e nella loro infinita capacità di relazione.

Dove l'uomo ha fallito, riusciranno le macchine, dove l'individuo cicala ha consumato le proprie risorse, le macchine formica porranno le basi per un futuro sostenibile.

E mi ritrovo su una scogliera, dinnanzi al Golfo di Genova, ad osservare un futuro remoto e visionario in cerca di segnali nel presente.

Nulla di tutto questo esiste nella mia città.

In questa Genova in cui la gente insiste a voler mandare fax, in cui i documenti ufficiali vengono stampati su fogli enormi da stampanti ad aghi dell'altro secolo, in una città le cui infrastrutture sono vecchie e logore, dove la mobilità è un lusso per quei pochi che potevano permettersi un'automobile nei primi anni del novecento;
In una Italia in cui quasi nessuno parla adeguatamente una lingua straniera, anche se in un'Europa in cui una buona parte degli abitanti ne parla due, in una nazione che pensa al proprio futuro nel manifatturiero e non ha capito che le macchine non hanno bisogno di oggetti totemici come ne ha bisogno l'uomo e men che meno hanno bisogno di un dio o della politica.

In questo contesto culturale, guardo il mare, il mio mare, e cerco un motivo per restare, trovando soltanto una folla di motivi per andarmene.

Tornerò ancora, a vedere Boccadasse credendo che lì ci sia la mia creûza de ,
Tornerò per andare a Righi a guardare la città dall'alto e a ritrovare con lo sguardo tutto ciò che mi è stato più caro,
Tornerò...
Ma è veramente giunto il momento di andare e scrivere un futuro che sia all'altezza dell'amore che provo per la mia famiglia.